Più pienamente fu nell’età comunale che la tutela del patrimonio d’arte, inteso come bene comune, cominciò a farsi davvero strada. Una delle formulazioni più avanzate si trova nel Costituto di Siena del 1309, scritto in volgare, a chiare lettere, perché tutti potessero comprendere. Vi si legge che proteggere la città dal degrado e coltivarne la bellezza è interesse prioritario di tutti gli abitanti. Orgogliosamente, i senesi non volevano che l’immagine cittadina fosse sfregiata: «Intra li studii et solicitudini, è quali procurare si debiano per coloro che hanno ad intendere al governamento de la città, è quello massimamente che s’intenda a la bellezza della città», perché Siena deve essere «onorevolmente dotata et guernita», tanto «per cagione di diletto et allegrezza ai forestieri quanto per onore, prosperità et accrescimento de la città et de’ cittadini» [5]. Come se l’esigenza di curare i beni architettonici e artistici fosse espressione di un sano narcisismo che riguardava l’intera collettività. Per gli abitanti di Siena era motivo di vanto che la città fosse apprezzata dagli stranieri, anche per questo sentivano l’esigenza di curare i propri beni architettonici e artistici. Molti secoli prima dell’Unità d’Italia, in varie zone della penisola il Costituto senese fu preso a modello per stilare statuti comunali. Se ne ritrovano tracce nelle città regie in Sicilia come in quelle del Nord. Il presidente emerito della Corte costituzionale, Paolo Maddalena, nei suoi scritti e intervenendo alla Costituente dei beni comuni, avviata da Stefano Rodotà al Teatro Valle occupato a Roma nel 2013 , ha ricordato spesso che l’idea di ‹utilitas publica›, propria del diritto romano, fu ripresa in ambito comunale trecentesco e spesso riconosciuta come norma di rango superiore rispetto ai diritti di proprietà dei privati.
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NOTE
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[5]. Il testo del Costituto fu volgarizzato tra il 1309 e il 1310 con una precisa idea politica di garantire anche alle classi sociali più povere che non conoscevano il latino la conoscenza dei diritti e dei doveri dei cittadini. Con una introduzione di M. Ascheri, una perizia paleografica sul manoscritto di A. Batoli Langeli, il Costituto è stato pubblicato a cura di M. Salem Elsheikh nel 2002 dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena.
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[] S. M a g g i o r e l l i, ‹A t t a c c o a l l’ a r t e›, L’ A s i n o d’ o r o, 2 0 1 7.
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