Esempi, sommari, ricerche

Attacco… • 3.3. La condanna nazista dell’‘arte degenerata’ (2)

  •  M a g g i o r e l l i  (2 0 1 7)  •  3.  I l  s a c c h e g g i o  d e l  p a t r i m o n i o …  •

A partire dal 1933, anno in cui il partito nazionalsocialista andò al potere in Germania, Joseph Goebbels istituì la Camera della cultura del Reich, suddivisa in vari dipartimenti; quello delle arti visive fu affidato ad Adolf Zeiger, che lo diresse dal 1936 al 1943. Fu in quel periodo che entrò in vigore il divieto di esporre opere d’avanguardia. Galleristi e direttori di musei erano controllati come potenziali oppositori al regime e molti artisti d’avanguardia, rei di fare ‘arte degenerata’, furono perseguitati. Nel frattempo la critica d’arte veniva abolita e sostituita, in un diktat di Goebbels del 1936, con descrizioni asettiche e l’obbligo di incensare artisti di regime. Già un anno prima Hitler aveva parlato del «culto del primitivo» come «corruzione e malattia». Stigmatizzando così l’interesse per un’estetica diversa da quella imposta dai canoni occidentali manifestata da cubisti e fauves in Francia, ma anche la grafica tellurica e lo stile graffiante degli espressionisti tedeschi. Per essere epurata dalle cattive influenze giudaiche l’arte avrebbe dovuto proclamare imponenza e bellezza nonché rappresentare la purezza della razza, l’autenticità tedesca. «Accanto alle ragioni politiche e culturali agiva in Adolf Hitler anche una profonda ‘invidia’, avendo tentato senza successo di entrare all’Accademia da giovane», nota Gilbert Lupfer, responsabile della collezione d’arte statale di Dresda, che ho interpellato occupandomi del caso Hildebrand Gurlitt, nato proprio a Dresda nel 1895. Tuttavia, ammette il professore, le preferenze di Hitler andavano verso un granitico realismo e un raggelato neoclassicismo e c’è da pensare che non comprendesse affatto l’avanguardia che, abbandonata la ‹mimesis›, aveva aperto l’arte alla ricerca sull’invisibile, sul non cosciente. «Questa nuova visione dell’arte era emersa già in modo potente fin dagli anni Novanta dell’Ottocento» rimarca Lupfer. «Ma Hitler non si interessò tanto di arte francese moderna, quanto di espressionismo tedesco e della Neue Sachlichkeit [Nuova soggettività] [=oggettività? 𝑁.𝑑.𝐸.𝑊.]. Odiava questo tipo di pittura praticata soprattutto da artisti di sinistra ed ebrei».

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[]  S.  M a g g i o r e l l i,  ‹A t t a c c o  a l l’ a r t e›,  L’ A s i n o  d’ o r o,  2 0 1 7.
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