Supponiamo che Madame Dacier fosse la donna più bella di Parigi e che nella ‹querelle› degli antichi e dei moderni i carmelitani pretendessero che il poema sulla Maddalena, composto da uno di loro, fosse infinitamente superiore a Omero, e che fosse un’empietà atroce preferire l’‹Iliade› ai versi di un monaco. Supponiamo che l’arcivescovo di Parigi avesse preso le parti dei carmelitani contro il governatore della città, partigiano della bella Madame Dacier, e avesse spinto i carmelitani a massacrare questa avvenente signora nella chiesa di Notre Dame e a trascinarla nuda e sanguinante nella Place Maubert. Ebbene, nessuno sarebbe stato capace di negare che l’arcivescovo di Parigi avesse commesso una pessima azione, di cui avrebbe dovuto fare penitenza. Ecco precisamente la storia di Ipazia.
Così scrive Voltaire nelle ‹Questions sur l’Encyclopédie›. Ad Anne Dacier, la grande classicista ugonotta, non certo «la più bella signora di Parigi», Gilles Ménage, uno dei massimi esponenti del «libertinaggio erudito» del Seicento, aveva dedicato la sua ‹Storia delle donne filosofe›, con un intero capitolo su Ipazia, dove le testimonianze contro Cirillo erano emerse nella Francia della monarchia assoluta per la prima volta dopo la fine dell’autocrazia bizantina. La raccolta completa delle antiche fonti sull’assassinio di Ipazia era apparsa alcuni decenni dopo, nei ‹Mulierum Graecarum, quae oratione prosa usae sunt, fragmenta et elogia›, ad opera del protestante Johann Christian Wolf.
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DOCUMENTAZIONE RAGIONATA
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⬚ I primi due brani di Voltaire sono tratti dallo stesso capitolo delle ‹Questions sur l’Encyclopédie›…
⬚ La dedica di Gilles Ménage «ad Annam Fabram Daceriam, feminarum quot sunt, quot fuere, doctissima» è alle pp. 4-5 di A. Menagius, ‹Historia mulierum philosopharum›…
⬚ Le notizie delle fonti antiche sulle filosofe sono raccolte e ordinate in J.C. Wolf, ‹Mulierum Graecarum, quae oratione prosa usae sunt, fragmenta et elogia Graece et Latine›…
⬚ All’epoca Anne Dacier, figlia del potente quanto dotto classicista Tanneguy Le Fèvre, non aveva ancora pubblicato la sua traduzione dell’‹Iliade› né il suo ‹Traité de la corruption du goût›…
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[] S. R o n c h e y, ‹I p a z i a. L a v e r a s t o r i a› (2 0 1 0), B U R, 2 0 1 1.
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