Ipazia rimase nota a tutto il Settecento anglicano e protestante, come testimonia la produzione letteraria dell’anticlericalismo anglotedesco: dalla satira romanzesca di Henry Fielding, l’autore di ‹Tom Jones›, che immagina un improbabile fidanzamento tra la filosofa e Giuliano l’Apostata, lamentando la perdita dell’anello nel rogo del Cinario, ai versi delle ‹Dodici lettere morali› di Christoph Martin Wieland, l’illuminista tedesco in seguito immortale autore della ‹Storia degli Abderiti›, uno dei bestseller del secolo dei Lumi, che narra lo scatenarsi di una guerra civile, nella fiorente città di Abdera, per l’ombra di un asino. Nel rievocare la più antica e funesta ma non meno esemplare contesa consumata ad Alessandria, Wieland esalta Ipazia, accomuna il suo «martirio per la conoscenza» a quello di Socrate, come fossero «l’alfa e l’omega della grecità», e si domanda:
‹Chi spinge Ipazia, perla tra i belli e saggi,
tra uomini irati e schiavi della superstizione,
dove, cieca ai suoi meriti che ancora il mondo loda,
la plebe la fa a pezzi al cenno di un vescovo?›
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DOCUMENTAZIONE RAGIONATA
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⬚ La versione di Fielding su Ipazia è in ‹A Journey from this World to the Next› (1743), in ‹The Works of Henry Fielding›, VI: ‹Miscellanies› (‹Miscellaneoas Writings›, 1)…
⬚ L’esaltazione di Ipazia e il suo accostamento a Socrate si trovano in C.M. Wieland, ‹Sämtliche Werke›, XIII, ‹Supplemente›, 1. Band: ‹Die Natur der Dinge - Moralische Briefe›…
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