Libero arbitrio… • 1.10. L’«agent causation» (8)

  •  D e C a r o  (2 0 0 4)  •  1.  L i b e r t à  e  i n d e t e r m i n i s m o  •

Nondimeno alcuni filosofi contemporanei sperano di dare una veste metafisicamente accettabile all’‹agent causation[63]. Con questa speranza, essi ripartono dalla proposta di Reid, postulando — come spiega un giovane fautore di questa teoria — «una forma di causazione ‹sui generis› da parte dell’agente, che viene considerata irriducibile (tanto ontologicamente quanto concettualmente) ai processi della causazione tra eventi» [64]. Naturalmente, oggi i teorici dell’‹agent causation› non polemizzano più contro la vetusta visione meccanicistica del mondo. Piuttosto, il loro obiettivo polemico sono le versioni riduzionistiche del naturalismo (la concezione secondo la quale le scienze della natura, se non la sola fisica, definiscono completamente i limiti dell’ontologia): in una prospettiva del genere, in effetti, certamente nel mondo non c’è spazio per i presunti poteri causali degli agenti. A mio giudizio, la sfida principale per i fautori contemporanei dell’‹agent causation› è, dunque, di darne una versione che sia antiriduzionistica, ma non antiscientifica. Per giudicare della plausibilità di questo progetto, consideriamo una delle più autorevoli proposte: quella di Roderick Chisholm.

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N O T E
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[63]. Cfr. Chisholm (1964a e 1976), O’Connor (2002).

[64]. O’Connor (1995c, p. 7).

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K E Y W O R D S
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[]  M.  D e  C a r o,  ‹I l  l i b e r o  a r b i t r i o …›,  L a t e r z a,  2 0 0 4.
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