In tale prospettiva, afferma ancora Chisholm, un’azione è libera in quanto deriva dalla ‹creazione› della volontà dell’agente, non dalla sua mera ‹esplicazione›. In tal modo la possibilità di fare altrimenti non è condizionata, come vorrebbero i compatibilisti, ma categorica (se l’agente non è necessitato nelle sue scelte, infatti, egli per definizione potrebbe decidere diversamente). Sia la possibilità di fare altrimenti che l’autodeterminazione sono garantite: e in tal modo la libertà sembra spiegata.
Tuttavia, come detto, l’‹agent causation› corre un duplice rischio. Da una parte, sembra postulare una misteriosa eccezione all’ordine di natura; dall’altra, pare elaborata ‹ad hoc›, proprio al fine di spiegare come la libertà sia possibile: essa, infatti, postula ‹speciali› poteri causali negli agenti. Ma se non si dà una spiegazione indipendente di che cosa questi poteri siano e di come essi si integrino nel sistema nomologico della natura, il rischio è quello di evocare la parodia molieriana dei poteri aristotelici, con il sonnifero che fa dormire perché possiede la ‹vis dormitiva›.
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K E Y W O R D S
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[] M. D e C a r o, ‹I l l i b e r o a r b i t r i o …›, L a t e r z a, 2 0 0 4.
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