Questa concezione si fonda su due tesi — tra loro connesse — che, a seconda dello spirito con cui le si guarda, possono essere viste come originali e promettenti oppure come bizzarre, misteriose e intrinsecamente antiscientifiche. La prima tesi — che è propria, come detto, del libertarismo in generale, ma viene declinata in senso molto radicale dai teorici dell’‹agent causation› — afferma che la libertà non riguarda soltanto le azioni, ma si estende anche (anzi, soprattutto) alla volontà; la seconda è che la libertà richiede una forma peculiare di causalità, irriducibile alla normale causalità tra eventi. Per giudicare l’‹agent causation› bisogna dunque valutare la plausibilità di queste due tesi. A questo scopo, è bene ricordare come esse siano state difese prima da Thomas Reid e poi dal suo continuatore contemporaneo più autorevole, Roderick Chisholm.
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K E Y W O R D S
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[] M. D e C a r o, ‹I l l i b e r o a r b i t r i o …›, L a t e r z a, 2 0 0 4.
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