Libero arbitrio… • 1.10. L’«agent causation» (5-6)

  •  D e C a r o  (2 0 0 4)  •  1.  L i b e r t à  e  i n d e t e r m i n i s m o  •

Dunque, laddove per la tradizione Hobbes-Hume la libertà è la capacità degli esseri razionali di agire, in assenza di vincoli interni ed esterni, seguendo la propria volontà — la quale è però integralmente eterodeterminata —, secondo Reid la libertà è un potere causale degli agenti che ‹in primis› si rivolge alla loro stessa volontà, determinandola, e solo derivativamente alle azioni che ne discendono [59].

Reid concede, naturalmente, che nel mondo degli eventi naturali non accade mai che catene causali inizino ‹ex nihilo›. E tuttavia egli aggiunge che non si può ‹assumere›, come una sorta di dogma scientifico, che anche gli esseri umani facciano parte del meccanismo della natura. Occorre provarlo — e una tale prova, secondo Reid, non è disponibile (ché anzi, il senso comune e l’esperienza quotidiana ci suggeriscono il contrario):
Io concedo che, se si considera una bilancia o una qualunque macchina, quando non c’è causa esterna del suo movimento, essa debba rimanere in quiete, in quanto la macchina non dispone del potere di muovere se stessa. Ma applicare questo ragionamento all’uomo significa dare per scontato che l’uomo è una macchina, che è proprio il punto in questione [60].

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N O T E
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[59]. La libertà è «un potere sulle determinazioni della propria volontà» (Reid 1788, p. 323).

[60]. Reid (1788, p. 328).

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K E Y W O R D S
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[]  M.  D e  C a r o,  ‹I l  l i b e r o  a r b i t r i o …›,  L a t e r z a,  2 0 0 4.
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