Homo sapiens… • 5.2. La prima grande diaspora… (8)

  •  P i e v a n i  (2 0 1 8)  •  5.2.  … g r a n d e  d i a s p o r a  d e l l’ u m a n i t à  •

Indipendentemente dall’evoluzione graduale o repentina dell’economia di caccia, l’evento più significativo della comparsa di ‹Homo ergaster erectus› è legato a una sua attitudine nuova: la tendenza allo spostamento fisico verso nuove regioni, anche fuori dall’Africa. Le ragioni primarie di questo comportamento sono ancora in gran parte oscure. Forse la ricerca di habitat con un clima più fresco e umido ha spinto le prime tribù di ‹ergaster› a muoversi verso nord e verso est. Oppure si è innescata una competizione per le risorse con altre forme ominine e l’Africa orientale è diventata una regione troppo affollata. Forse la loro organizzazione sociale, la loro percezione dell’ambiente, la padronanza del fuoco, o forse semplicemente un’attitudine mentale spiccata all’esplorazione e alla curiosità li hanno indotti a muoversi verso nuove terre, verso nuovi orizzonti.

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Homo sapiens… • 5.2. La prima grande diaspora… (7)

  •  P i e v a n i  (2 0 1 8)  •  5.2.  … g r a n d e  d i a s p o r a  d e l l’ u m a n i t à  •

Dopo le scoperte del paleontologo Glynn Isaac nei pressi del lago Turkana negli anni ottanta del secolo scorso (il “Sito 50” da lui scavato è la fotografia di un insediamento di ‹erectus› di 1 milione e mezzo di anni fa), si ritiene che ‹Homo erectus› avesse sviluppato tecniche di macellazione della carne, di caccia in gruppo, di coordinamento sociale fra femmine raccoglitrici e maschi cacciatori (come testimoniato forse dall’attenuazione del dimorfismo sessuale, cioè della differenza di stazza fra maschi e femmine). I suoi accampamenti sono più ordinati e divisi, per la prima volta nella storia dell’umanità, in aree distinte per funzioni. L’ipotesi di Isaac e di altri paleoantropologi come Dorothy Cheney, Robert Seyfarth e Barbara Smuts è che l’aumento della complessità sociale e l’ampliamento della dieta abbiano preparato gradualmente la comparsa delle forme successive di ‹Homo›, che tuttavia sembra avvenire quasi sempre con una certa rapidità. Non sono dello stesso avviso Luis Binford e Richard Klein, che ritengono al contrario la comparsa di un’economia di caccia e raccolta una conquista più recente dell’umanità, un’“esplosione” adattativa riscontrata solo nelle ultime specie umane e preceduta da forme primitive di caccia opportunista.

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[]  T.  P i e v a n i,  ‹H o m o  s a p i e n s  e  a l t r e  c a t a s t o f i›,  M e l t e m i,  2 0 1 8³  (r i v.).
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Homo sapiens… • 5.2. La prima grande diaspora… (5-6)

  •  P i e v a n i  (2 0 1 8)  •  5.2.  … g r a n d e  d i a s p o r a  d e l l’ u m a n i t à  •

La comparsa e la seguente stabilità di ‹Homo ergaster› e di ‹Homo erectus› fanno pensare a una transizione netta, seguita da un lungo periodo di stabilità forse favorito dalla spiccata capacità di spostamento, di adattamento e di “inseguimento degli habitat” manifestata dalle nuove specie. La specie chiamata comunemente ‹Homo erectus› (o anche ‹Homo ergaster erectus›), originariamente soprannominata ‹Pithecanthropus› e studiata da Dubois nei primi decenni del Novecento, viene considerata oggi una discendente diretta di ‹ergaster› e le sue datazioni vengono fatte partire da circa un milione e mezzo di anni fa.

Homo erectus› presenta le stesse caratteristiche anatomiche di ‹ergaster›. Era agile, alto di statura, con un fisico atletico e grande facilità di spostamento. Mantenne la tecnologia acheuleana e arricchì probabilmente la sua dieta, integrando proteine animali più energetiche. Non sappiamo molto sull’utilizzo (forse sporadico) del fuoco, ma certamente ‹erectus› cominciò a sfruttare, forse anche attraverso un comportamento sociale più elaborato, le potenzialità di un encefalo accresciuto fino a superare di media i 900 cc.

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[]  T.  P i e v a n i,  ‹H o m o  s a p i e n s  e  a l t r e  c a t a s t o f i›,  M e l t e m i,  2 0 1 8³  (r i v.).
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Homo sapiens… • 5.2. La prima grande diaspora… (3-4)

  •  P i e v a n i  (2 0 1 8)  •  5.2.  … g r a n d e  d i a s p o r a  d e l l’ u m a n i t à  •

Cause genetiche e cause ambientali si intrecciano strettamente nel definire le proprietà degli organismi e delle popolazioni. Non è possibile spiegare tutti i comportamenti umani in termini di ottimizzazione della trasmissione ereditaria, perché molto spesso prevalgono ragioni contingenti di tipo economico o ecologico. La ferrea logica informazionale del “gene egoista” proposto quarant’anni fa da Richard Dawkins cede oggi il passo a un’ecologia estesa dell’evoluzione.

La paleoantropologia è diventata, insomma, una scienza meticcia: per comprendere il suo oggetto di studio deve ricorrere all’ecologia, alla climatologia, alla geologia, alla genetica. E da qui in poi, soprattutto, alla geografia, cioè al tempo delle genealogie associato allo spazio fisico degli spostamenti umani sulla superficie terrestre. L’immagine rassicurante della scala del progresso umano è tramontata. Al suo posto dobbiamo accontentarci di un’architettura gotica di linee tratteggiate, linee da lasciare a matita in attesa della probabile correzione. Diamo ancora un’occhiata al disegno complessivo. Dai tre generi di ominini presenti 2 milioni di anni or sono (le ultime australopitecine, i parantropi, gli ‹early-Homo›) si stacca in modo piuttosto netto la forma ‹Homo ergaster›, discendente dalle specie più vecchie di ‹Homo›, cioè ‹habilis› e ‹rudolfensis›. La gamma complessiva della tassonomia ominina ora non ha nulla da invidiare ai più folti cespugli di mammiferi. E mancano ancora un milione e mezzo di anni di storia naturale…

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[]  T.  P i e v a n i,  ‹H o m o  s a p i e n s  e  a l t r e  c a t a s t o f i›,  M e l t e m i,  2 0 1 8³  (r i v.).
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Homo sapiens… • 5.2. La prima grande diaspora… (1-2)

  •  P i e v a n i  (2 0 1 8)  •  5.2.  … g r a n d e  d i a s p o r a  d e l l’ u m a n i t à  •

Le datazioni più recenti sullo sviluppo delle forme ominine nel Pleistocene sembrano confermare un’immagine complessa e variegata nella quale i ritmi spaiati di nascita, proliferazione, competizione ed estinzione delle specie presenti nel cespuglio si sommano ai ritmi spaiati che caratterizzano l’evoluzione delle diverse capacità pre-umane. Come spiegare l’esistenza di questa molteplicità di sentieri evolutivi che si diramano e si biforcano se non ipotizzando che l’evoluzione proceda anche per ramificazioni di piccole popolazioni che formano nuove specie, competono l’una con l’altra e si estinguono?

Un quadro siffatto mette in dubbio l’esistenza, nell’evoluzione umana, di una tipologia comportamentale ancestrale “archetipica”, sempre ravvisata nella società di cacciatori-raccoglitori, e di un ambiente altrettanto archetipico, cioè la mitizzata savana africana. L’economia di caccia e raccolta è infatti un’acquisizione molto recente nella storia naturale della famiglia ominina e un ambiente di adattamento ancestrale (stabile, uniforme, in grado di plasmare la nostra mente come una macchina di istinti pleistocenici) letteralmente non è mai esistito. È piuttosto la pluralità di strategie adattative e di nicchie ambientali ad aver dato forma alla nostra evoluzione, non l’adattamento specializzato a un ambiente particolare. Fin dalle nostre origini siamo stati pionieri e colonizzatori, esploratori e inventori, abituati all’instabilità ecologica, flessibili e plastici nel cervello e nei comportamenti, tutto il contrario degli “stereotipi da savana” presupposti da una certa psicologia evoluzionistica.

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Homo sapiens… • 5.1. Il fascino discreto della simmetria (12-13)

  •  P i e v a n i  (2 0 1 8)  •  5.1.  I l  f a s c i n o  d i s c r e t o  d e l l a  s i m m e t r i a  •

Nello stesso periodo, in un sito sudafricano e in uno keniano datati intorno a un milione e mezzo di anni fa, nei rifugi di ‹ergaster› compaiono i primi segni del fuoco addomesticato, forse non domato completamente ma certamente utilizzato per difendersi dai predatori. Qui assistiamo a un evento speculare rispetto all’avvento della tecnologia acheuleana: non una tecnologia dallo scarso valore funzionale che, tuttavia, si diffonde a macchia d’olio a tutte le specie ominine contemporanee e future, ma una scoperta (o invenzione?) dall’enorme valore adattativo che sembra scomparire per un milione di anni. Difende dai predatori, scalda, cuoce, illumina le notti, disinfetta: il dominio sul fuoco ha un tale valore adattativo che sicuramente ha addolcito le pressioni selettive sulle popolazioni umane. Eppure, i pochi casi di utilizzo del fuoco in siti di ‹ergaster› rimarranno isolati almeno fino a 500.000 anni fa, quando il fuoco domestico ricompare con assiduità in Europa. Una tecnologia si diffonde immediatamente a tutta la famiglia ominina, l’altra appare e scompare in modo frammentario per un milione di anni.

Che significato possiamo dare a questa duplice caratteristica dell’evoluzione umana, la presenza di una molteplicità di tempi spaiati e l’apparente separazione fra il successo di un’invenzione evolutiva e il suo valore adattativo?

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Homo sapiens… • 5.1. Il fascino discreto della simmetria (10-11)

  •  P i e v a n i  (2 0 1 8)  •  5.1.  I l  f a s c i n o  d i s c r e t o  d e l l a  s i m m e t r i a  •

Questa annotazione non è di poco conto. La tecnologia acheuleana è un’invenzione distinta dall’evoluzione anatomica, probabilmente improvvisa e per giunta con uno scarso differenziale funzionale. È come se gli ominini del Paleolitico inferiore avessero deciso di costruire strumenti più belli, e non necessariamente più efficienti. I bifacciali acheuleani sono manufatti costruiti evidentemente con un intento formale, sono tutti molto simili fra loro, sono l’espressione di uno standard costruttivo comune. La mente del loro artefice doveva in qualche modo avere presente a sé un modello mentale, una “forma” alla quale tendere nella sua accurata realizzazione dell’oggetto. Le due facce sono scheggiate e rifinite con cura al fine di creare un oggetto armonioso, duttile, elegante e, soprattutto, simmetrico.

Qui ‹Homo ergaster›, nei suoi primi laboratori specializzati nella lavorazione della pietra, comincia a padroneggiare una tecnica, a imitare scientemente un modello di riferimento, a prevedere nella sua mente l’esito del suo artificio, della sua manipolazione. Semplicemente, inventa la simmetria. Forse una mente diversa era al lavoro, una mente che ricercava deliberatamente la forma dell’oggetto.

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