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Homo sapiens… • 11. La firma della specie… (2)

  •  P i e v a n i  (2 0 1 8)  •  11.  … c a t a s t r o f i c a:  l a  S e s t a  E s t i n z i o n e  •

Nelle praterie sterminate delle Americhe pleistoceniche, dove mai nessun essere umano arcaico aveva piazzato le sue tende, viveva indisturbata una grande varietà di grossi mammiferi, carnivori ed erbivori. Era l’età dei vigorosi mastodonti americani. Le lente discese dei ghiacciai artici modificavano periodicamente la conformazione degli habitat e della vegetazione, ma nel complesso il loro adattamento agli ecosistemi americani pareva solido e duraturo. Decine di mammiferi extralarge vagavano liberamente per il continente: il ‹Deinotherium›, un gigantesco elefante con le zanne rivolte verso il basso, l’imponente mammuth lanoso, il mastodonte, il diprotodonte, lo smilodonte, il milodonte, l’‹homotherium›, il gliptodonte (una sorta di armadillo enorme e pesantemente corazzato), i bradipi e i tapiri giganti, le tigri con i denti a sciabola, i leoni, i grandi orsi dal muso corto, il castoro gigante. Un variopinto bestiario medioevale popolava queste terre immuni da presenza umana.

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[]  T.  P i e v a n i,  ‹H o m o  s a p i e n s  e  a l t r e  c a t a s t o f i›,  M e l t e m i,  2 0 1 8³  (r i v.).
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Homo sapiens… • 6.5. Uno hobbit indonesiano… (4)

  •  P i e v a n i  (2 0 1 8)  •  6.5.  … e  a l t r e  s o r p r e s e  e s o t i c h e  •

Oggi è ormai assodato oltre ogni ragionevole dubbio che il piccolo “hobbit man” scoperto nel 2003 sull’isola indonesiana di Flores era una specie di ‹Homo› distinta dalla nostra, e non una popolazione di ‹sapiens› nani. Le scoperte successive su ‹Homo floresiensis› ne hanno se possibile accentuato ancor più il già straordinario interesse: forse era un discendente recente di ‹H. erectus› meridionale rimasto bloccato sull’isola e rimpicciolitosi in sito a causa di un tipico adattamento ecologico noto come “nanismo insulare”, ma alcuni caratteri molto primitivi (soprattutto nella forma del cranio e nei grandi piedi) fanno supporre che possa trattarsi di discendenti di una forma africana più antica e di dimensioni inferiori (più vicina a ‹Homo ergaster› o ‹Homo habilis›). Il nanismo insulare si spiega con il fatto che, in situazioni di scarsità di risorse e in assenza di predatori, sulle isole è più efficiente diventare piccoli, come testimoniano gli elefanti nani di Creta e della Sicilia; viceversa, come vediamo dall’enorme roditore insulare di cui si cibava proprio ‹H. floresiensis›, talvolta conviene ingigantirsi (nella grotta di Liang Bua è stata scoperta anche una cicogna alta un metro e 82 cm). Sembra una novella di Jonathan Swift con nani e giganti su isole esotiche, ma è tutto vero.

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[]  T.  P i e v a n i,  ‹H o m o  s a p i e n s  e  a l t r e  c a t a s t o f i›,  M e l t e m i,  2 0 1 8³  (r i v.).
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Attacco… • 4.15. … l’eternità a pagamento (2…)

  •  M a g g i o r e l l i  (2 0 1 7)  •  4.  … d e l l’ a r t e  c o n t e m p o r a n e a  •

Dopo questo lungo viaggio torniamo al punto da cui siamo partiti, cercando di raccontare per chi già non le conosca, chi sono e cosa fanno le artistar dell’ultimo trentennio, come abbiamo visto, caratterizzato da multimedialità, ibridazioni, eclettismo senza limiti, giustapposizioni ossimoriche, ricerca dell’effetto choc, in modi derivati dal Dada e dal Surrealismo. Ma anche mutuati dalla Pop art, per quanto riguarda l’estetizzazione della merce e il riuso di meccanismi di comunicazione pubblicitaria. «La confusione ideologica del Postmodernismo», dice un decano dell’architettura come Vittorio Gregotti, «mescola le pulsioni del Sessantotto con l’età di Reagan». È in questo clima che si forma un artista miliardario come Jeff Koons, che ha popolato i musei internazionali di luccicanti gadget. È stato uno dei primi a fiutare la bramosia di facoltosi collezionisti di impadronirsi di oggetti d’arte e si è fatto interprete dello strapotere della massificazione super kitsch. Inizialmente sulla scia di Duchamp, addobba a pezzo d’arte un aspirapolvere, poi comincia a sfornare cuori giganti e luccicanti, animali che assomigliano a quelli di gomma fatti con i palloncini gonfiabili, bambole, orsacchiotti. Non contento, con la stessa logica investe sulla propria vita privata, coinvolgendo la moglie, la pornodiva Cicciolina, in amplessi fotografati. Nel frattempo crescono i nipotini di Duchamp, il belga Delvoye espone una porta da calcio. Ha fatto goal, certamente, per giunta senza far niente.   [⇒]

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[]  S.  M a g g i o r e l l i,  ‹A t t a c c o  a l l’ a r t e›,  L’ A s i n o  d’ o r o,  2 0 1 7.
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Homo sapiens… • Introduzione… (15-16)

  •  P i e v a n i  (2 0 1 8)  •  A r c h e o l o g i a  d e l l a  g l o b a l i z z a z i o n e …  •

Questo lavoro nasce dalla presunzione che invece si debba tornare indietro, molto indietro, e che le alternative ci siano eccome. Noi ‹Homo sapiens› non saremmo qui se non avessimo imparato a trovare alternative che a prima vista non sembravano esistere. La specie umana ha bisogno di ritrovare una prospettiva evoluzionistica profonda, uno sfondamento all’indietro che cambi radicalmente la percezione del futuro mettendo seriamente in discussione alcuni presupposti antropocentrici e progressionisti sopravvissuti alla rivoluzione darwiniana. Il passato non è stato affatto inevitabile, quindi non lo saranno nemmeno il presente e il futuro. Non esiste un “modello adulto di civiltà” che gradatamente illumina l’umanità derelitta e bambina, ma una trama avvincente e sconosciuta di civiltà interconnesse. La specie umana è un’evenienza recente, fragile e sublime: un glorioso accidente della storia. Come tutte le società e le culture che ha prodotto, essa è incompiuta e interdipendente: non può fare a meno di consegnarsi a un futuro incerto e di dipendere da una rete di relazioni culturali e biologiche che va oltre l’orizzonte delle sue conoscenze.

La specie esploratrice ha raggiunto gli anfratti più nascosti del suo spazio ecologico profondo. Ora è tempo di metter mano al tempo. In onore di Pioneer 10 e del calamaro gigante, i veri eroi di questa storia.

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• Homo_sapiens (‹Homo sapiens›)
• percezione_del_futuro (percezione del futuro)
• presupposto_antropocentrico (presupposti antropocentrici)
• prospettiva_evoluzionistica (prospettiva evoluzionistica)
• prospettiva_evoluzionistica_profonda (prospettiva evoluzionistica profonda)
• rivoluzione_darwiniana (rivoluzione darwiniana)
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[]  T.  P i e v a n i,  ‹H o m o  s a p i e n s  e  a l t r e  c a t a s t o f i›,  M e l t e m i,  2 0 1 8³  (r i v.).
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Homo sapiens… • Pionieri… (2)

  •  P i e v a n i  (2 0 1 8)  •  P i o n i e r i …  •

A questo punto i costruttori del Pioneer si aspettano come da programma di perderne progressivamente le tracce, mentre il corpo esausto della navicella si spinge verso i pianeti esterni del sistema solare. Ma le potenzialità e la durata della pila radioattiva al plutonio installata sul Pioneer sono state sottovalutate. Gli undici strumenti di bordo si spengono uno dopo l’altro, mentre il tubo di Geiger alimentato dal plutonio continua a funzionare per mesi, per anni ancora, rispondendo puntualmente alle richieste di informazioni inviate da Terra. Pioneer 10, ulteriormente accelerata dalla fionda gravitazionale generata dal gigante gioviano, si avvicina prima a Saturno, poi a Urano, supera le insidie dello spazio esterno, resiste a radiazioni, urti fotonici, perturbazioni gravitazionali, viene deviata da un oggetto non identificato all’altezza dell’orbita di Nettuno e finalmente, nel 1983, raggiunge l’orbita di Plutone, il pianeta più esterno del sistema: ultima stazione conosciuta. Gli scienziati nel frattempo continuano a raccogliere e a schedare le preziose informazioni inviate dalla sonda, che incredibilmente continua a rispondere alle chiamate fino all’agosto del 2000, quando anche i più ottimisti fra i suoi sostenitori della Nasa, dopo aver perso nel frattempo il contatto anche con la sorellina minore Pioneer 11, abbandonano l’impresa.

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[]  T.  P i e v a n i,  ‹H o m o  s a p i e n s  e  a l t r e  c a t a s t o f i›,  M e l t e m i,  2 0 1 8³  (r i v.).
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CorSera (2/9/2018) • Cavalli-Sforza, il signore dei geni (1-2)

  •  P i e v a n i  (2 0 1 8)  •  L u i g i  L u c a  C a v a l l i - S f o r z a  •

Oggi tantissimi ricercatori in tutto il mondo lavorano all’ombra delle sue intuizioni. Nessuno meglio di Luigi Luca Cavalli-Sforza, il grande genetista spentosi all’età di 96 anni a Villa Buzzati di Belluno, ha incarnato la figura del pioniere, di colui che inaugura campi di studio prima inesplorati. Forse anche perché era alto, elegante e carismatico, ora che non c’è più viene da pensare ai giganti della scienza e a noi nani che guardiamo lontano arrampicandoci sulle loro spalle.

Dopo gli studi di Medicina a Torino e a Pavia negli anni delle leggi razziali e poi della guerra, Cavalli-Sforza dal 1942 fu introdotto allo studio della genetica del moscerino della frutta da un maestro del calibro di Adriano Buzzati Traverso, fratello dello scrittore Dino. Fu Buzzati Traverso a suggerirgli di aggiungere come secondo nome Luca, con cui tutti lo chiamavamo. Il legame di una vita con la famiglia Buzzati sarà sancito dal suo matrimonio con una nipote dei Buzzati, Alba Ramazzotti, che lo seguirà per tutta la sua carriera e gli darà quattro figli.

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Ipazia… • 1.2. La distruzione del Serapeo (1)

  •  R o n c h e y  (2 0 1 0)  •  I.  C h i a r i r e  i  f a t t i  •

Vent’anni prima che Ipazia raggiungesse l’apice della sua notorietà, e un secolo dopo l’editto che nel 313 dopo Cristo aveva concesso libertà di culto ai cristiani, la tolleranza mostrata allora dall’imperatore Costantino si era rapidamente tramutata, sotto i suoi successori, in un’intolleranza di segno opposto. Nel 391 una costituzione di Teodosio aveva reso di fatto il cristianesimo religione di stato e nel 392 una legge speciale contro i culti pagani era stata emanata per l’Egitto, «culla di tutti gli dèi» secondo i più antichi filosofi. Sacrificare agli dèi era stato equiparato ora al reato di lesa maestà, e chi lo faceva rischiava la pena di morte. La politica dei capi religiosi cristiani di Alessandria, ‹pantotrophos›, «nutrice di ogni pensiero», massimo centro culturale greco della Koiné mediterranea ed epicentro di questo sisma ideologico, mirava ad annientare il paganesimo rituale, la religione degli antichi templi.
Tutto accadde come nei miti dei poeti, quando i Giganti ebbero il predominio sulla terra: la religione dei templi ad Alessandria e nel santuario di Serapide fu dispersa al vento, e non solo le cerimonie, ma gli edifici stessi, sotto il regno di Teodosio,
scrive il biografo degli ultimi neoplatonici, Eunapio.

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DOCUMENTAZIONE RAGIONATA
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  Le costituzioni di Teodosio contro i culti pagani del febbraio e del giugno 391 e del novembre 392…

  In generale sulla politica antipagana di Teodosio cfr. il classico saggio di H. Bloch

  Il racconto di Eunapio sulla distruzione del Serapeo è nella ‹Vita di Eustazio›…

  Sulla distruzione del Serapeo cfr. anche la narrazione di Sozomeno, in Sozomenus, ‹Kirchengeschichte›…

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[]  S.  R o n c h e y,  ‹I p a z i a.  L a  v e r a  s t o r i a›  (2 0 1 0),  B U R,  2 0 1 1.
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Homo sapiens… • 10.6. Il cespuglio delle civiltà… (8)

  •  P i e v a n i  (2 0 1 8)  •  10.6.  I l  c e s p u g l i o  d e l l e  c i v i l t à  d e l  P a c i f i c o  •

Non è un caso che il Pacifico sia stato anche il laboratorio a cielo aperto di un fenomeno evolutivo peculiare che forse ha interessato molte altre aree del pianeta, cioè la rottura dell’equilibrio fra predatori e prede che ha condotto all’estinzione improvvisa di molte forme animali all’arrivo dei cacciatori ‹sapiens›. In Nuova Zelanda l’evoluzione, come accade spesso nelle isole più lontane, aveva tentato una delle sue strade alternative. L’ambiente terrestre non era dominato dai mammiferi, ma dagli uccelli e dai rettili. Le isole erano abitate da grandi volatili predatori nel cielo, come l’aquila gigante, e da molte specie di uccelli inetti al volo, fra i quali oche, folaghe, i kiwi e i celebri moa, uccelli pesanti simili a struzzi giganteschi che sono diventati il simbolo di questa fauna scomparsa.

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[]  T.  P i e v a n i,  ‹H o m o  s a p i e n s  e  a l t r e  c a t a s t o f i›,  M e l t e m i,  2 0 1 8³  (r i v.).
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CorSera (3/11/1995) • Hannah e Martin… (1)

  •  C a r e t t o  (1 9 9 5)  •  … L’ a m o r e  o l t r e  l’ i d e a  •

WASHINGTON — L’autrice, Elzbieta Ettinger del Massachusetts Institute of Technology, gli ha dato un titolo volutamente umile: “Hannah Arendt e Martin Heidegger”. Ma a vent’anni dalla morte di due dei più grandi filosofi del secolo (spirarono a cinque mesi di distanza l’uno dall’altro) il suo volumetto di 150 pagine è stato una bomba culturale, a parere di Alfred Kazin, «un documento storico che desterà scalpore». Per due ragioni: che racconta per la prima volta nei dettagli la loro tragica storia d’amore di ragazza ebrea e d’ideologo nazista, durata mezzo secolo; e che propone un riesame critico dei loro caratteri e delle loro opere, della Arendt, innanzitutto. Basato sulla corrispondenza inedita di questi due giganti del pensiero, che divennero amanti nel 1924, lei studentessa diciottenne, lui professore trentacinquenne, sposato e con due figli, il libretto sottolinea il tormentato rapporto di dipendenza intellettuale ed emotiva che Hannah formò con l’arrogante “piccolo mago di Friburgo” fin dal primo incontro. Rapporto, ha osservato lo storico della filosofia Richard Wolin, da “Portiere di notte”, di cui la Arendt non riuscì più a liberarsi.

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CorSera (30/4/2011) • Vivo in cima alla città e ai sogni (…3a)

  •  P e z z u o l i  (2 0 1 1)  •  V i v o  i n  c i m a  a l l a  c i t t à  e  a i  s o g n i  •

[⇐]  Che nesso c’è tra architettura, cinema, psichiatria? Un filo deve esserci ma Fagioli si appella al caso: così si improvvisò regista sul set di Marco Bellocchio a metà degli anni 80 per il «Diavolo in corpo», così venne chiamato dagli architetti a progettare restyling di piazze capitoline, attorno a sculture astratte, come un gigante bronzeo di cui conserva una miniatura nella terrazza dove giocano le nipotine tra l’acero giapponese e il glicine in fiore. Tutta la sua vita di studioso scorre in due stanze (la cucina minuscola è un fatto privato «liquidato in un tempo brevissimo», la stanza da letto è spartana): nella veranda tre poltrone Frau, quella verde bottiglia è la preferita, sono sistemate di fronte alla scrivania ricavata da un albero d’ulivo dove sono impilati freschi di stampa «Todestrieb und Erkenntnis», la traduzione per il marchio Stroemfeld Verlag, del testo base di Massimo Fagioli, «Istinto di morte e conoscenza» e «Il pensiero nuovo» che raccoglie le lezioni svolte nel 2004 all’Università di Chieti-Pescara. La casa delle linee (e dei sogni) ha un unico spazio che deve restare vuoto, una sorta di rettangolo rosso cupo che colora un’intera parte. Cosa significa? «Chiediamolo a Fontana che se ne intende», dice Fagioli, un po’ sibillino.
Giovanna Pezzuoli

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Homo sapiens… • Introduzione… (4)

  •  P i e v a n i  (2 0 1 8)  •  A r c h e o l o g i a  d e l l a  g l o b a l i z z a z i o n e …  •

La resa del misterioso calamaro gigante lascia però anche un po’ di tristezza. Il pensiero di quante altre specie inimmaginabili attendano di essere scoperte in un angolo di giungla o in una fossa oceanica è una magra consolazione. C’è ancora molto da scoprire, ma le nuove tecnologie di indagine ci avvicineranno al limite della conoscenza completa degli spazi terrestri e della biodiversità che essi contengono. Tuttavia, lo spazio profondo non è la sola dimensione pertinente per comprendere la planetarizzazione. Esiste una seconda dimensione che siamo portati a dimenticare o sottovalutare: il tempo profondo della globalizzazione e dell’esplorazione planetaria. Forse per la giovane età delle discipline che lo studiano, forse per la difficoltà di ricostruire percorsi storici troppo lunghi, il tempo profondo della globalizzazione non è un argomento frequente di dibattito. Ma è un errore.

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Homo sapiens… • Introduzione… (3)

  •  P i e v a n i  (2 0 1 8)  •  A r c h e o l o g i a  d e l l a  g l o b a l i z z a z i o n e …  •

In un’umida mattinata di gennaio, mentre facevo ricerche presso l’American Museum of Natural History di New York per preparare questo lavoro, comparve nel corridoio del Dipartimento degli Invertebrati, al quinto piano, una grande cassa di acciaio, lunga almeno quattro metri, L’avevano portata la sera prima. Sulla superficie c’erano i segni di un lungo ed estenuante viaggio intorno al mondo. In effetti, scoprii in seguito che arrivava dalla Nuova Zelanda. Su un lato c’era una piccola scritta, sbiadita, provvisoria, che mi fece sobbalzare: “Giant Squid”, il mitico mostro tentacolare lungo più di sei metri che secondo i racconti marinari si aggrappava alle chiglie delle navi terrorizzando gli equipaggi. Lì dentro, immerso nella formalina, c’era un esemplare di calamaro gigante completo recuperato nell’oceano Pacifico con tutti i suoi tentacoli. Non potei vederlo, ma mi bastò pensare che anche il venerabile e leggendario Giant Squid, sottrattosi per secoli alle insidie dei capodogli e dei pescatori, dato per inesistente o estinto infinite volte, era finalmente caduto nelle maglie della curiosità umana: era immortalato lì, pronto per essere studiato, sezionato e poi messo in mostra nelle bellissime sale del museo di New York. In barba agli annoiati convinti che tutto sia già stato scoperto in natura, un altro pezzo del nostro spazio profondo e ignoto era stato conquistato.

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K E Y W O R D S
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• spazio_profondo (spazio profondo)

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[]  T.  P i e v a n i,  ‹H o m o  s a p i e n s  e  a l t r e  c a t a s t o f i›,  M e l t e m i,  2 0 1 8³  (r i v.).
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Attacco… • 1.4. Gli artisti moderni hanno intuito più degli studiosi (7)

  •  M a g g i o r e l l i  (2 0 1 7)  •  A t t a c c o …  •  1.  … d e l l’ a r t e  p a l e o l i t i c a  •

«Dopo Altamira solo decadenza», si narra abbia detto Picasso. Sappiamo per certo che decise di visitare le grotte dopo aver visto i rilievi dell’abate Breuil. Ed è innegabile che la sua arte sia stata molto influenzata dalle pitture rupestri, oltre che dalla scultura ‘negra’ e dalla scultura spagnola arcaica. Basta pensare alle sue serie di tori via via sempre più ridotti all’essenziale, fino a diventare sola linea, segno inciso, graffito, acquisendo maggiore intensità con l’affievolirsi della analogia realistica. Addirittura è stato rilevato che il disegno ‹Dora e il minotauro› mostra una somiglianza sorprendente con un brano di arte rupestre che Picasso, certo, non poté vedere, ovvero lo stregone scoperto nel 1994 nella grotta Chauvet. Ma anche senza ricorrere a suggestive congetture possiamo cogliere un’assonanza evidente fra il modo di tratteggiare figure con linee molto nette, marcate, tipicamente picassiane e quello degli artisti del Paleolitico, in particolare proprio nelle grotte di Altamira. Parimenti la compresenza di molteplici piani ne ‹Les Demoiselles d’Avignon› sembra richiamare il forte senso estetico dello spazio che denota la disposizione di cavalli, mammut, uri, orsi, lupi, bisonti e immaginari liocorni, in composizioni addensate che a Lascaux si offrono a una molteplicità di punti di vista. Sulle aspre pareti di quelle grotte i Magdaleniani, ovvero i Cro-Magnon che vivevano in Europa tra 8 e 11.000 anni fa, seppero creare vivide pitture e incisioni che tengono conto della distanza dall’osservatore e del suo spostamento nello spazio intorno all’opera.

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[]  S.  M a g g i o r e l l i,  ‹A t t a c c o  a l l’ a r t e›,  L’ A s i n o  d’ o r o,  2 0 1 7.
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Homo sapiens… • 10.2. Le epopee della colonizzazione… (8-9)

  •  P i e v a n i  (2 0 1 8)  •  10.2.  L e  e p o p e e  d e l l a  c o l o n i z z a z i o n e  g l o b a l e  •

Gli scavi di Kenniff Cave, nel Queensland, Australia nordorientale, condotti dalla prima metà degli anni sessanta del secolo scorso, permisero di scoprire per la prima volta che l’Australia aveva alle spalle una storia plurimillenaria. Furono scoperti più di 20mila artefatti, che coprivano un periodo di 19mila anni e mostravano anche i segni di innovazioni locali, come l’utilizzo, a partire da 5mila anni fa, di microliti taglienti attaccati a lance. Questi primi artefatti ci restituiscono uno spaccato del mondo aborigeno: lamine, raschiatoi, coltelli con supporto, asce, punte, microliti geometrici, macine, frammenti di ocra rossa.

Nasce un complesso di culture orali tra le più peculiari nel mosaico della diversità umana, anche per i modi in cui narrano le loro origini e cantano l’attaccamento alla loro terra. Gli antenati degli aborigeni si diffondono dalla Nuova Guinea alla Tasmania, lungo le coste e poi all’interno, modificando l’ambiente attraverso l’uso estensivo del fuoco. Abili cacciatori, contribuiscono in modo determinante (da soli o forse con l’aiuto del clima) alla sparizione della cosiddetta “megafauna” australiana, composta da grandi marsupiali — diprotodonti, canguri giganti, leoni marsupiali, grandi capibara, vombati e tapiri — e da enormi uccelli corridori come il ‹Genyornis newtoni›.

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[]  T.  P i e v a n i,  ‹H o m o  s a p i e n s  e  a l t r e  c a t a s t o f i›,  M e l t e m i,  2 0 1 8³  (r i v.).
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L’anello… • 5. Le mie perenni compagne (b26-27)

  •  L o r e n z  (1 9 4 9)  •  5.  L e  m i e  p e r e n n i  c o m p a g n e  •

Non posso dimostrare in modo scientifico e irrefutabile che quel vecchio maschio fosse Gialloverde, lo sposo perduto di Giallorosso. I variopinti anelli di celluloide si erano rotti e smarriti da molto tempo, e anche Giallorosso non li aveva più. Ma indubbiamente l’uccello era un membro della vecchia colonia, come dimostrarono la sua docilità e la tranquillità con cui veniva all’interno della soffitta: le taccole cresciute in libertà, che solo da adulte si erano insediate presso di noi, avevano sempre tenuto un comportamento assai diverso. Certamente egli era uno dei quattro o cinque anziani, uno dei vecchi «consoli», ma io credo e spero che quel vecchio gigante fosse proprio Gialloverde.

I due poi hanno covato e allevato ancora molti piccoli. Oggi ad Altenberg ci sono più taccole che nicchie per nidificare: in ogni rientranza del muro, in ogni camino c’è un nido.

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[]  K.  L o r e n z,  ‹L’ a n e l l o  d i  R e  S a l o m o n e›  (1 9 4 9),  A d e l p h i,  2 0 0 6²².
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Homo sapiens… • Pionieri… (6)

  •  P i e v a n i  (2 0 1 8)  •  P i o n i e r i …  •

Fra cinque miliardi di anni circa, quando la nostra stella, divenuta una gigante rossa, sarà alla fine della sua parabola cosmica e collassando divorerà tutto il sistema solare compreso il suo terzo pianeta, Pioneer 10 sarà al sicuro da molto tempo e veleggerà solitaria a quasi settanta anni luce dalla sua base di lancio. Nessuno può prevedere se un giorno, in un tempo così lontano da essere inimmaginabile, un essere appartenente ad altre civiltà avvisterà lo strano oggetto di fattura terrestre o ne raccoglierà i rottami sulla spiaggia di un altro mondo. In tal caso, troverà una piccola placca d’oro sulla quale gli scienziati hanno inciso le figure di una donna e di un uomo, alcune unità di misura fisiche fondamentali e una mappa per trovare la Terra. Non troverà la scansione del genoma umano, perché gli scienziati terrestri hanno cominciato a identificarla soltanto trent’anni dopo la partenza della sonda. Ma qualcuno, mappa alla mano, potrebbe comunque venire a cercarci. O meglio, a cercare ciò che resterà di noi…

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[]  T.  P i e v a n i,  ‹H o m o  s a p i e n s  e  a l t r e  c a t a s t o f i›,  M e l t e m i,  2 0 1 8³  (r i v.).
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L’anello… • 5. Le mie perenni compagne (a14)

  •  L o r e n z  (1 9 4 9)  •  5.  L e  m i e  p e r e n n i  c o m p a g n e  •

In una simile situazione tragicomica venne a trovarsi anche un pavone bianco dello zoo di Schönbrunn. Anch’esso era l’unico sopravvissuto di una nidiata precoce uccisa dal gelo, e da piccolo era stato messo nella stanza più calda di cui lo zoo disponesse allora (si era nel primo dopoguerra), quella delle testuggini giganti. Per tutta la vita questo infelice uccello non ebbe occhi che per le tartarughe, rimanendo cieco e sordo al fascino delle più graziose pavoncine! Tipica di questo particolare processo di fissazione della vita istintuale su un determinato oggetto è la sua assoluta irreversibilità.

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[]  K.  L o r e n z,  ‹L’ a n e l l o  d i  R e  S a l o m o n e›  (1 9 4 9),  A d e l p h i,  2 0 0 6²².
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Origine delle specie… • ‹4. La genetica e l’evoluzione› (d7)

  •  D a r w i n  (1 8 5 9,  1 8 7 2⁶)  •  I n t r o d u z i o n e  (M o n t a l e n t i,  ~1 9 6 9)  •

Gli anni recenti sono stati particolarmente fertili di nuove scoperte di resti fossili, sia di forme sicuramente riferibili alla specie umana (basti ricordare in Italia i crani di Saccopastore e del Circeo, 1925-35), sia di forme che possono con molta probabilità considerarsi come preominidi (pitecantropi di Giava, 1892, 1938, e di Pechino, 1927-29; australopitechi dell’Africa meridionale, 1925-27; ziniantropo e ‹Homo habilis› della gola di Olduvai nel Tanganika, 1959). Possiamo quindi costruire un albero genealogico abbastanza soddisfacente, che non è certo da considerarsi definitivo ma è di gran lunga più completo e sicuro di quello che si potesse mettere insieme ai tempi di Darwin [26].

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NOTE
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[26]. Vedi W. E. LeGros Clark, ‹The Fossil Evidence for Evolution›, University of Chicago Press, Chicago 1955; Id., ‹The Antecedents of Man›, Quadrangle Books, Chicago 1960; F. Weidenreich, ‹Scimmie, giganti e uomini› [trad. a cura di G. Frizzi, Cortina, Pavia 1956]; J. Piveteau, ‹L’origine de l’homme›, Hachette, Paris 1962.

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[]  C h.  D a r w i n,  ‹L’ o r i g i n e  d e l l e  s p e c i e›,  B o l l a t i  B o r i n g h i e r i,  2 0 1 5.
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Origine delle specie… • ‹4. La genetica e l’evoluzione› (a8)

  •  D a r w i n  (1 8 5 9,  1 8 7 2⁶)  •  I n t r o d u z i o n e  (M o n t a l e n t i,  ~1 9 6 9)  •

L’indagine delle leggi sull’eredità e quella sulla struttura fisica del substrato dell’eredità — anch’essa condotta molto avanti già negli ultimi anni dell’Ottocento — proseguirono rapidamente. Nel 1906 fu coniato il termine di genetica per la scienza dell’eredità biologica. Verso il 1910 ebbero inizio le fondamentali ricerche di T. H. Morgan e della sua scuola, e intorno al 1920 si poteva dire completa la conoscenza della localizzazione dei fattori dei caratteri ereditari, o geni, nei cromosomi. Nel 1927 fu pubblicata la scoperta di H. J. Muller, che era riuscito a indurre sperimentalmente per mezzo dei raggi X l’insorgenza di mutazioni. Nel 1934 l’analisi dei cromosomi giganti delle ghiandole salivari delle larve del moscerino ‹Drosophila› aprì nuove possibilità per lo studio della struttura dei cromosomi e della localizzazione dei geni.

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[]  C h.  D a r w i n,  ‹L’ o r i g i n e  d e l l e  s p e c i e›,  B o l l a t i  B o r i n g h i e r i,  2 0 1 5.
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Ipazia… • 1.2. La distruzione del Serapeo (2)

  •  R o n c h e y  (2 0 1 0)  •  I.  C h i a r i r e  i  f a t t i  •

All’epoca Teofilo, il vescovo dei cristiani, «troneggiava su quegli esseri abominevoli come una specie di Eurimedonte sui Giganti alteri», deplora Eunapio.
E quegli esseri, accanendosi rabbiosamente sui luoghi a noi sacri come muratori su rozza pietra […], demolirono il tempio di Serapide e fecero guerra ai suoi tesori e alle sue statue, sgominandole come avversari che non potevano opporre resistenza.

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DOCUMENTAZIONE RAGIONATA
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  Il racconto di Eunapio sulla distruzione del Serapeo è nella ‹Vita di Eustazio›…

  Sulla distruzione del Serapeo cfr. anche la narrazione di Sozomeno, in Sozomenus, ‹Kirchengeschichte›…

  L’attiva militanza degli intellettuali pagani, tra cui Olimpio, Claudiano e lo stesso Pallada…

  Di «armoniosa cooperazione tra autorità civili e militari» nel reprimere la difesa del Serapeo parla curiosamente Dzielska

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[]  S.  R o n c h e y,  ‹I p a z i a.  L a  v e r a  s t o r i a›  (2 0 1 0),  B U R,  2 0 1 1.
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