Che cosa accade se una notizia scientifica è pilotata, costruita su basi false, manovrata lungo certi percorsi prestabiliti, travestita di “prove” al fine non solo di provare una tesi, ma anche di arruolare la nostra partecipazione a quella tesi? Il caso americano del volume ‹The Bell Curve› (“La Curva a campana”) di Charles Murray e Richard Herrnstein è il più clamoroso di questi anni. ‹The Bell Curve› — proprio in epoca di ritorno del pensiero conservatore che predilige l’ereditarietà dei tratti positivi (o negativi) e le costanti genetiche («c’è poco da cambiare con la buona volontà o la politica») — appare come una accurata ricerca scientifica ricchissima di documentazione. Propone questa tesi. Razza, intelligenza e successo sono fattori legati l’uno all’altro. I tratti genetici di alcune razze (leggi: i neri) sono inferiori. Nei gruppi inferiori un condizionamento naturale fa sì che passi meno intelligenza e meno talento e dunque che i risultati finali di ciascun individuo e di tutto il gruppo siano inferiori. Non si tratta di ingiustizia, si tratta di natura. Due conseguenze, una filosofica e una politica. Dalla natura non si può pretendere ciò che non può dare e non si deve tentare di inventarla. Bisogna avere il coraggio di accettarla. E la politica non deve proporsi il compito di aggiustare la macchina. Ognuno andrà per la sua strada e arriverà dove può.
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K E Y W O R D S
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