Nel capitolo precedente, abbiamo considerato la celebre tesi di Strawson, secondo la quale gli esseri umani possono essere considerati da due prospettive antitetiche. La prima è una prospettiva oggettivistica, assumendo la quale gli esseri umani vengono studiati alla stregua degli oggetti naturali: possiamo chiamarla ‹prospettiva naturalistica›. La seconda prospettiva considera, invece, gli esseri umani come agenti: possiamo chiamarla ‹prospettiva agenziale›. Questo secondo punto di vista presuppone, come abbiamo osservato, che (a parte casi particolari) agli agenti vada attribuita la responsabilità di ciò che fanno. Per Strawson, la prospettiva agenziale è irrinunciabile: non dovremmo — né potremmo — abbandonarla nemmeno se scoprissimo che tutti i comportamenti umani sono causalmente determinati.
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K E Y W O R D S
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[] M. D e C a r o, ‹I l l i b e r o a r b i t r i o …›, L a t e r z a, 2 0 0 4.
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