Le azioni umane, dunque, possono essere descritte e spiegate — in quanto azioni — soltanto mediante il vocabolario agenziale. Naturalmente, le azioni possono essere descritte ‹anche› in quanto comportamenti o movimenti fisici, usando il vocabolario non agenziale delle scienze della natura: in questo modo, tuttavia, si perde ogni capacità di connettere i comportamenti con le ragioni che li hanno causati, di ‹razionalizzare› ciò che gli individui fanno.
Tuttavia il fatto che le azioni possano essere descritte e spiegate in riferimento alle ragioni per cui sono compiute non basta a provare che esse sono ‹autodeterminate› — non basta cioè a dire che le azioni sono determinate dall’agente, o meglio dai suoi rilevanti stati mentali (che è il primo risultato da ottenere se vogliamo provare che le nozioni agenziali implicano la libertà). In sé, infatti, la questione della determinazione non riguarda il piano epistemologico delle ‹spiegazioni›, ma quello ontologico delle ‹cause›. Se si vuole concludere che le ragioni determinano le azioni, dunque, manca ancora un passo: bisogna provare che le ragioni sono anche ‹cause› determinanti delle azioni.
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K E Y W O R D S
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[] M. D e C a r o, ‹I l l i b e r o a r b i t r i o …›, L a t e r z a, 2 0 0 4.
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