[⇐] Dopo aver detto ‘no’ al prestito della fragile ‹Venere› di Botticelli richiesta come escort di lusso per l’Expo di Milano, Natali [25] è stato sostituito nel 2015 con Eike Schmidt, che ha vinto il suddetto concorso internazionale. Storico dell’arte tedesco, che dal 2009 è stato curatore e capo del dipartimento di scultura, arti applicate e tessili del Minneapolis Institute of Arts, in Minnesota — come riporta anche il sito degli Uffizi —, ha lavorato a lungo nel mondo delle aste da Sotheby’s a Londra. Per quanto abbia molta esperienza in ambito commerciale, per nostra fortuna, non potrebbe mai fare del museo fiorentino una ‘macchina da soldi’, dato che le sue dimensioni non possono contenere un numero di visitatori pari a quello del Louvre che è 12 volte più grande. Senza contare che nemmeno il grandissimo museo parigino, con i suoi 9 milioni di visitatori all’anno, è una ‘macchina da soldi’: i biglietti e i ricavi del bookshop non bastano a coprire i costi, che sono circa il doppio delle entrate, così come accade al Metropolitan di New York. Per non dire della National Gallery di Londra, dove l’ingresso è gratuito. In tutti i grandi musei il disavanzo annuale viene coperto da investimenti statali e da donazioni. Diversamente da quanto accade in Italia dove non ci sono mecenati, a parte il caso, più unico che raro, di David W. Packard che ha sborsato 12 milioni di euro per il sito di Ercolano, chiedendo che fosse la soprintendenza a gestirli e senza volere nulla in cambio.
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NOTE
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[25]. Da direttore della Galleria degli Uffizi, lo storico dell’arte Antonio Natali si è sempre opposto al prestito di opere estremamente delicate. «Non sposto la ‹Venere› del Botticelli per alimentare il gusto del feticcio, mi sono sempre opposto a questo culto delle opere-reliquie», ha risposto quando gli è stata chiesta la ‹Venere› per l’Expo nell’agosto del 2014. In osservanza della legge Urbani, che vieta di esportare all’estero le opere ritenute qualificanti per il museo, nel 2007 Natali ne stilò un elenco in fondo di sole 23, ma si è guadagnato comunque la fama di ‘signor no’ presso politici come Berlusconi e Renzi, che usano delicati capolavori come globe-trotter per farsi pubblicità.
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[] S. M a g g i o r e l l i, ‹A t t a c c o a l l’ a r t e›, L’ A s i n o d’ o r o, 2 0 1 7.
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