Attacco… • 3.8. Da Berlusconi a Renzi, la tagliola… (1…)

  •  M a g g i o r e l l i  (2 0 1 7)  •  3.  I l  s a c c h e g g i o  d e l  p a t r i m o n i o …  •

Per chi è capace di guardare al patrimonio storico-artistico solo dal lato commerciale, le soprintendenze, in quanto presidi di tutela sul territorio, diventano degli ostacoli. E negli ultimi trent’anni è stato fatto di tutto per immobilizzarle e cercare di toglierle di mezzo. Dapprima riducendo i finanziamenti, poi depauperandole di risorse umane ed economiche, esternalizzando servizi e affidandoli a privati, bloccando il turn over, lasciando vacanti i posti di chi va in pensione. Fino al colpo finale arrivato con la riforma Madia della pubblica amministrazione. Il disegno di legge Madia 1577/2015, entrato in vigore il 15 luglio 2016 (e in autunno giudicato incostituzionale dalla Consulta in alcune sue parti), ha tolto autonomia alle soprintendenze subordinandole alle prefetture. In questo modo ne sono state limitate le possibilità di manovra. Mentre è vistosamente aumentata la burocrazia per questi enti territoriali su cui ora pende la spada di Damocle del silenzio-assenso. Una clausola che già Berlusconi aveva tentato di introdurre e che li obbliga a valutare entro novanta giorni progetti di intervento paesaggistico e architettonico. Se le soprintendenze, oberate di lavoro e sotto organico, non riescono a rispondere in tempo, scatta automaticamente il via libera ai lavori per cui era stato richiesto il permesso, qualunque sia il progetto. E nel Belpaese dell’abuso edilizio, alimentato dalla ‘cultura’ dei condoni dell’era Berlusconi, si può facilmente immaginare quali risultati si produrranno bypassando il controllo capillare delle soprintendenze territoriali. Tutto questo accade in un quadro di grande fragilità della penisola, da sempre esposta al rischio sismico e di alluvioni. Cataclismi naturali che ci sono sempre stati. Ma ciò che appare gravissimo è che dopo il terremoto de L’Aquila nel 2009, dopo quello in Emilia nel 2012 e dopo il violento sisma che ha colpito il Centro Italia nel 2016 (d’intensità di poco inferiore a quello di magnitudo 6.8 che il 23 novembre 1980 colpì l’Irpinia e la Basilicata), il governo non provveda ancora alla messa in sicurezza del territorio, come priorità assoluta.   [⇒]

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[]  S.  M a g g i o r e l l i,  ‹A t t a c c o  a l l’ a r t e›,  L’ A s i n o  d’ o r o,  2 0 1 7.
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