La cultura della prevenzione c’è in Italia e ai livelli più alti, ma è disapplicata per scelta politica di chi, da Berlusconi a Renzi e Gentiloni (e oltre), ha preferito e preferisce investire su grandi opere inutili e avallare deregulation selvagge e consumo di suolo [32] con provvedimenti come lo ‘Sblocca Italia’.
La grande lezione di Giovanni Urbani [33], direttore dell’Istituto centrale del restauro, che aveva dato vita al ‹Piano pilota per la conservazione programmata dei beni culturali in Umbria›, è rimasta inascoltata. Il piano esecutivo non è stato mai attuato, come purtroppo in larga parte disattesa è stata la sua lungimirante proposta di archeologia preventiva. Ma inascoltata è stata anche la voce di urbanisti e giornalisti militanti come Antonio Cederna che, fin dal convegno di Gubbio del 1960, si oppose allo sventramento dei centri storici sostenendo l’inscindibile unitarietà di insediamenti e paesaggio. Si batté per la legge sul regime dei suoli constatando con amarezza l’avanzare in politica e a livello legislativo del pensiero unico neoliberista che, sostiene l’urbanista Vezio De Lucia, ha verniciato a nuovo, mascherandolo, il tradizionale predominio della rendita e della speculazione in Italia. Secondo De Lucia (a sua volta autore di numerosi testi e importanti progetti di riforma urbanistica [34]) Cederna seppe esprimere una diversa e alternativa visione di modernità, che si opponeva al dispiegarsi selvaggio della cementificazione e dell’interesse economico, sottolineando al contempo l’importanza della prevenzione.
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NOTE
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[32]. Il consumo di suolo in Italia è cresciuto in modo vertiginoso. Roma, per esempio, è passata dai 12.500 ettari di suolo urbanizzato del 1961 agli oltre 50.000 attuali, tanto che oggi è una delle città europee con la più alta quantità di suolo urbanizzato, ovvero 230 m² per abitante. Il rapporto 2013 dell’Ispra sul consumo di suolo si può leggere nella sezione Pubblicazioni del sito www.isprambiente.gov.it.
[33]. Il critico d’arte Giovanni Urbani (1925-1994) ha diretto l’Istituto centrale del restauro dal 1973 al 1983 e a lui si deve, fra molto altro, il ‹Piano pilota per la conservazione programmata dei beni culturali in Umbria› (1975) e la mostra ‹La protezione del patrimonio monumentale dal rischio sismico› (1983), da cui nacque la Carta del rischio.
[34]. Fra i quali, per esempio, con E. Salzano e F. Strobbe, ‹Riforma urbanistica 73›, Edizioni delle autonomie, Roma 1973 e con altri autori ‹Programmazione, gestione e controllo del territorio›, Giuffrè, Milano 1984.
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[] S. M a g g i o r e l l i, ‹A t t a c c o a l l’ a r t e›, L’ A s i n o d’ o r o, 2 0 1 7.
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