Nel 2006 Settis tornò a rimboccarsi le maniche per cercare di modificare la situazione, accettando di ricoprire la carica di presidente del Consiglio superiore per i Beni culturali su invito del ministro Francesco Rutelli. Salvo dimettersi due anni dopo, quando il bilancio del ministero (che nel 2008 era quasi di tre miliardi e mezzo di euro all’anno) fu praticamente ridotto della metà dal governo Berlusconi. Senza che l’allora ministro Sandro Bondi protestasse. Anzi, cercò di silenziare le proteste di Settis che, messo di fronte all’impossibilità di svolgere il proprio compito, fu praticamente costretto a dimettersi. «Il ministro ha maturato una convinzione singolare, cioè che il presidente del Consiglio superiore debba tacere. Siccome la libertà di parola è più preziosa di ogni altra ed è certamente più importante di qualsiasi carica, come ho spiegato nella mia lettera al ministro pubblicata da “la Repubblica”, non rinuncerò a esercitarla da libero cittadino», mi disse Settis in un’intervista all’indomani delle dimissioni. Intanto Andrea Carandini, invitato da Bondi, non esitò un secondo a prendere il suo posto. L’effetto dei tagli si fece subito sentire. A farne le spese furono la tutela e (perfino) la manutenzione ordinaria del patrimonio. Inoltre il governo cercava di correre ai ripari con provvedimenti d’emergenza in deroga alle leggi, che producevano ulteriori danni. [⇒]
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[] S. M a g g i o r e l l i, ‹A t t a c c o a l l’ a r t e›, L’ A s i n o d’ o r o, 2 0 1 7.
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