Le parole del costituzionalista Zagrebelsky tornano a farci pensare all’abissale distanza che c’è fra la visione culturale (e quasi verrebbe da dire, il pensiero antropologico) che innerva la Costituzione e la totale assenza di visione culturale che caratterizza la politica italiana, dalla discesa in campo di Berlusconi all’ascesa al governo di Renzi, cresciuto a pane e tv commerciali (come lui stesso ha più volte raccontat0 [28]). Marketing del logo Italia e tagli alla cultura hanno ininterrottamente dominato nelle scelte di governo. Fin dal marchio berlusconiano «Museo Italia» che suonava tanto come «Azienda Italia». «L’Italia non è un museo, l’Italia è un paese vivo, di cittadini», commentò Settis a caldo. «Un paese la cui principale caratteristica è che gran parte del patrimonio artistico si trova nelle città, nelle strade, nelle piazze. Nei luoghi dove si vive. La Costituzione non dice che l’Italia è un museo, dice che il patrimonio paesaggistico e culturale dell’Italia va difeso in funzione dei cittadini. Cioè va difeso un elemento vivo e attivo del diritto di cittadinanza».
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NOTE
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[28]. Matteo Renzi, che nel 1994 partecipò alla ‹Ruota della fortuna› di Mike Bongiorno, è cresciuto negli anni Ottanta di cui Silvio Berlusconi, con le tv commerciali, agendo da monopolista, ha costruito l’immaginario, con programmi come ‹Drive in›. Cfr. N. Lagioia, ‹Riportando tutto a casa›, Einaudi, Torino 2009 e P. Morando, ‹’80, l’inizio della barbarie›, Laterza, Roma-Bari 2016.
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[] S. M a g g i o r e l l i, ‹A t t a c c o a l l’ a r t e›, L’ A s i n o d’ o r o, 2 0 1 7.
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