Non avrai… • 6. Il linguaggio della violenza… (12)

  •  A s s m a n n  (2 0 0 6)  •  6.  … e  l a  s u a  o r i g i n e  p o l i t i c a  • 

In questa fase più antica, nella quale gli dèi erano ancora intesi come concorrenti realmente esistenti di Yahweh e non come entità fittizie e immaginarie, l’adorazione di un solo Dio era una questione di fedeltà e di decisione assoluta; tuttavia, anche in epoche successive, ormai convinte dell’esistenza di un solo Dio, la fede in quel Dio non smette di essere una questione di fedeltà. La parola ebraica ‹emunah›, che corrisponde al nostro concetto di ‹fede›, significa ‹fedeltà›. Il linguaggio della violenza si accompagna alla gelosia e alla fedeltà, nonché al timore della seduzione e alla paura delle terrificanti minacce di punizione previste per la ribellione, l’infedeltà e l’adulterio. La metafora del matrimonio accompagna sempre questo nuovo tipo di legame tra Dio e il popolo, tra Dio e l’uomo. Del resto, anche le punizioni che le religioni inserite in questa traduzione [sic!] prevedono nei casi di adulterio sono di una crudeltà e spietatezza che contrasta nettamente con la giurisdizione presente per esempio in Egitto [10].

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NOTE
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[10]. Sulla prassi giuridica dell’antico Egitto in relazione a questi casi vedi R. Müller-Wollermann, ‹Vergehen und Strafen. Zur Sanktionierung abweichenden Verhaltens im Alten Ägypten›, Leiden, Brill, 2000, pp. 108-119.

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[]  J.  A s s m a n n,  ‹N o n  a v r a i  a l t r o  d i o›  (2 0 0 6),  i l  M u l i n o,  2 0 0 7.
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