L’innovativa formulazione dell’articolo 9 che costituzionalizza la salvaguardia del patrimonio storico-artistico e del paesaggio non viene dal nulla. Molto prima dell’Unità nazionale, nella penisola prese corpo un’idea di tutela e di restauro molto avanzata. Volendo, se ne possono rintracciare segni già in epoca romana, quando la conservazione di monumenti era sì lustro per il potere, ma anche vanto per la ‹Civitas› che tendeva a integrare nel proprio sistema i simboli e le espressioni artistiche dei popoli conquistati, per una maggiore stabilità politica e sociale. Non accadeva così in Estremo Oriente, dove l’antico in rovina veniva ricostruito ‹ex novo›, oppure lo si demoliva, considerando più importanti, per tenere viva la memoria del passato, i valori immateriali, gli insegnamenti da tramandare [3].
Nel XII secolo in molti borghi ‘italiani’ i monumenti cominciarono ad assumere un significato collettivo, diventando per la cittadinanza un simbolo affettivo, un motivo di orgoglio, di riconoscimento e un segno di buon governo. In una delibera della municipalità di Roma risalente al 1162, riguardo alla Colonna Traiana, si legge che «per salvaguardare l’onore pubblico della città, la Colonna non dovrà mai essere danneggiata o demolita ma restare così com’è, per tutta l’eternità, intatta e inalterata fino alla fine del mondo. Se qualcuno attenterà alla sua integrità, sarà condannato a morte e i suoi beni saranno sequestrati dal fisco» [4].
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NOTE
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[3]. Questo in particolare nella Cina antica. Scrive A. Pergoli Campanelli, architetto e docente di restauro all’Università di Urbino, che con la rivoluzione culturale di Mao nel 1966 è stato avviato «un bizzarro percorso — purtroppo comune nella storia dei popoli —, dapprima sono stati trasformati (o demoliti) i maggiori monumenti del passato (visti quali simboli del precedente regime e come un freno al progresso del paese) per poi tentare ora, a tutti i costi (anche quando palesemente impossibile), di far tornare in vita quanto in precedenza distrutto» (‹Il restauro in Cina›, in “L’architetto italiano”, 48, IX, marzo-aprile 2012, pp. 24-31). Cfr. anche bibliografia.
[4]. Cfr. S. Settis, ‹La Colonna Traiana›, in “FMR”, XXIII, 1984, pp. 65-95.
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[] S. M a g g i o r e l l i, ‹A t t a c c o a l l’ a r t e›, L’ A s i n o d’ o r o, 2 0 1 7.
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