Possagno, la cittadina trevigiana dove era cresciuto Canova, non era troppo distante da Venezia, ricca città di navigatori e commercianti che trafficava con l’Oriente e con l’impero ottomano, capitale dell’editoria europea fin dal secondo Quattrocento grazie ad Aldo Manuzio e da sempre poco propensa a chinar la testa al papato.
Per proteggere i propri gioielli, la Repubblica di Venezia fu tra i primi Stati al mondo a prevedere un inventario delle opere d’arte sul proprio territorio, chiamandolo con la modernissima parola ‘catalogo’. Questa decisione fu presa nel 1773 dal Consiglio dei Dieci per arginare l’esportazione di opere d’arte e contribuì (nonostante immense perdite dopo la caduta della Serenissima) a preservare dipinti di Giorgione, Bellini, Tiziano, Tintoretto, Veronese e di molti altri maestri, capolavori che ancora oggi si possono vedere nei palazzi, chiese e musei della Serenissima.
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[] S. M a g g i o r e l l i, ‹A t t a c c o a l l’ a r t e›, L’ A s i n o d’ o r o, 2 0 1 7.
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