Attacco… • 3.4. I partigiani dell’arte in Italia (5)

  •  M a g g i o r e l l i  (2 0 1 7)  •  3.  I l  s a c c h e g g i o  d e l  p a t r i m o n i o …  •

Lo scrittore e giornalista Salvatore Giannella si è basato anche sul suo minuzioso lavoro di catalogazione per costruire un museo in cui sono riprodotti 1651 tesori culturali trafugati dai nazisti durante la seconda guerra mondiale «e ancora prigionieri di guerra». Si trova in un torrione seicentesco a Cassina de’ Pecchi, alle porte di Milano, ed è pieno di ricostruzioni in 3D di opere scomparse come il ‹Fauno ridente› di Michelangelo rubato nel 1944 dal Castello di Poppi, la ‹Madonna con bambino› e il ‹San Giovannino› di Raffaello, il ‹Cristo crocifisso› del Bronzino, la ‹Santa Cecilia› di Guido Reni, ma anche di esempi di pittura di genere, che tanto piaceva a Hitler, tra i quali la veduta della ‹Riva degli Schiavoni verso est› di Canaletto. Quanto a Siviero, ci sarebbe ancora molto da raccontare, sul suo impegno civile, mosso da un’idea dell’arte come bene pubblico che appartiene a tutti i cittadini. E ancora di più sull’impegno civile di tanti storici dell’arte e funzionari che rischiarono in prima persona per nascondere o recuperare quadri, sculture, libri e arredi antichi. Oltre ad Argan e Bucarelli, va ricordato Gian Alberto Dell’Acqua che mise al riparo capolavori di Brera e della Lombardia in nascondigli sulle Isole Borromee del Lago Maggiore. E poi Pasquale Rotondi che, nominato soprintendente alle gallerie e alle opere d’arte delle Marche nel 1939, riuscì a salvare quasi diecimila opere dalla distruzione delle truppe naziste. Su questo fronte si impegnarono anche Francesco Arcangeli, Cesare Fasola, Giovanni Poggi, Ugo Procacci, Emilio Lavagnino, Amedeo Maiuri, Bruno Molajoli e molti altri studiosi e dipendenti pubblici tra il 1940 e il 1945. Se oggi, visitando gli Uffizi, la galleria di Urbino, la pinacoteca di Brera o i musei veneziani si fanno ancora incontri straordinari con l’arte, dobbiamo ringraziare loro. Ancor prima che intervenissero i ‘Monuments Men’ americani, soprintendenti e funzionari fecero muro alle richieste del regime; non caddero nella trappola fascista che li spingeva ad affidare il patrimonio nazionale alla Kunstschutz, l’organizzazione tedesca di ‘salvataggio’ delle opere d’arte presieduta in Italia da Ludwig Heinrich Heydenreich che si presentava come storico dell’arte ma lavorava in segreto al sacco nazista.

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[]  S.  M a g g i o r e l l i,  ‹A t t a c c o  a l l’ a r t e›,  L’ A s i n o  d’ o r o,  2 0 1 7.
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