[⇐] Il problema del cristianesimo, dalla prospettiva di Mendelssohn, è che esso tende a interpretare se stesso come religione universale valida per tutti gli uomini, e quindi a vedersi come struttura superficiale della religione profonda. In questo senso teologi come Karl Barth e Dietrich Bonhoeffer hanno respinto addirittura l’idea che il cristianesimo sia una religione, perché la religione così intesa esiste solamente in un irriducibile plurale, laddove per loro il cristianesimo non è una religione come le altre. Su tale punto i cristiani dovranno fare un passo indietro, cosa che del resto hanno fatto da tempo, dal momento che queste riflessioni sono già presenti nella parabola dei tre anelli di Lessing. Le riflessioni di Lessing appartengono a una saggezza che nessuna dogmatica teologica e nessuna metafisica scientifica può inglobare, una saggezza presente in tutte le religioni e che mira a un punto di convergenza che va al di là di tutte le distinzioni, compresa la «distinzione mosaica». È la saggezza di cui erano impregnati uomini come Mendelssohn e Lessing o, nel Novecento, Albert Schweitzer, il Mahatma Gandhi e Rabindranath Tagore, che è necessario riportare in auge.
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[] J. A s s m a n n, ‹N o n a v r a i a l t r o d i o› (2 0 0 6), i l M u l i n o, 2 0 0 7.
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